Extracinema
18.03.2026
Alla scuola dell’infanzia di Nerito, EXTRACINEMA 3 è cominciato ancora prima dell’arrivo dei formatori. Le insegnanti hanno preparato i bambini all’incontro attraverso domande, conversazioni e disegni, trasformando l’attesa in un’occasione per raccontarsi.
Sono comparsi così i volti dei compagni, la scuola, il Gran Sasso e soprattutto i nonni: figure altissime, colorate, capaci di giocare, passeggiare, raccogliere fiori e far volare gli aquiloni. Un lavoro paziente, nel quale le maestre hanno saputo ascoltare e dare forma all’immaginario di ciascun bambino.
Quando i formatori sono entrati nella scuola, non hanno portato definizioni già pronte. Hanno chiesto ai bambini che cosa fosse il cinema e chi lo facesse. Le risposte, raccolte e custodite senza correggerle, parlano di persone che scrivono, fanno fotografie, usano il microfono, battono il ciak e affrontano scene pericolose «con il sorriso». In questa apparente semplicità si trova già una prima idea del cinema: un lavoro collettivo nel quale ognuno svolge un compito e contribuisce alla costruzione di una storia.
Il percorso è nato quindi dall’incontro tra la competenza educativa delle insegnanti e lo sguardo cinematografico dei formatori. Le prime hanno costruito il terreno affettivo e narrativo; i secondi hanno introdotto nuovi strumenti per osservare, immaginare e rappresentare il mondo. Senza anticipare risposte e senza imporre modelli, adulti e bambini hanno iniziato a cercare insieme un linguaggio.


Perché il cinema, prima ancora delle immagini in movimento, nasce dal desiderio di guardare qualcuno e di raccontare ciò che ci lega agli altri.
