Giulio Perri
10.06.2026
Se dovessimo raccontare
l’ultimo anno di EXTRACINEMA sui social non sapremmo da dove cominciare. Non per mancanza di contenuti, ma perché quello che è successo quest’anno ha seguito un ritmo diverso, quasi ostinato. Mentre tutto sembrava richiedere velocità, aggiornamenti continui e storie da consumare in pochi secondi, noi ci siamo trovati a lavorare con la lentezza e con il silenzio. La lentezza delle interviste e i silenzi dettati dalle emozioni. Lentezza necessaria per ascoltare e per aspettare che un ricordo trovasse le parole giuste.


Con EXTRACINEMA 3, noi formatori di Cineforum Teramo insieme alle scuole coinvolte nel progetto abbiamo attraversato un anno intenso sotto molti punti di vista. C’è stato il lavoro organizzativo e logistico, la formazione tecnica sugli strumenti del cinema, la gestione dei materiali, l’attenzione costante alle immagini, alle registrazioni delle interviste e ai piccoli dettagli che permettono ad un progetto di esistere davvero.









Ma soprattutto ci sono stati i ragazzi e con loro sono arrivate anche le famiglie. E insieme alle famiglie sono arrivate scatole, album fotografici, immagini conservate per decenni e spesso dimenticate in qualche cassetto.
Ogni studente ha selezionato alcune fotografie importanti del proprio archivio familiare e le ha messe a disposizione per un’intervista. Da una singola immagine è nata una storia, da una storia ne sono emerse altre.
Così, quasi senza accorgercene, abbiamo ricostruito alberi genealogici, ma anche alberi degli amici, dei parenti lontani, delle partenze verso il Canada e dei ritorni, delle assenze e dei legami rimasti vivi nel tempo. Storie ordinarie solo in apparenza, perché osservate da vicino si sono rivelate sorprendenti, spesso commoventi. Raccontare tutto questo giorno dopo giorno sarebbe stato impossibile. E raccontarlo in un solo articolo lo è altrettanto.
Questo testo, infatti, è soltanto un piccolo assaggio di ciò che è realmente accaduto. Forse il risultato più bello non è stato nemmeno quello che abbiamo registrato con telecamere e microfoni.
È successo intorno. Le famiglie si sono ritrovate, hanno ricominciato a raccontarsi, a cercare nomi, date, ricordi. Intorno al progetto si è formata una comunità che sembrava essersi dispersa e che invece era ancora lì, silenziosa, pronta a riaffiorare.
Alla fine, forse, EXTRACINEMA 3 ci ha insegnato proprio questo: che ogni storia custodisce qualcosa di inaspettato e che, quando si trova il tempo per ascoltarla davvero, anche ciò che sembrava lontano può tornare a sentirsi vicino.

